La litoranea Alghero-Bosa

4 Agosto 2008

Innamorati come siamo del mare decidiamo di raggiungere Bosa attraverso la litoranea.
Il percorso sarà anche più lungo  ma secondo le indicazioni di una ragazza del posto ne vale sicuramente la pena.
Il mare è sulla nostra destra. Le sue creste bianche spumeggianti si infrangono su una costa per lo più alta e rocciosa intervallata da poche spiagge sabbiose. La ragazza ci aveva detto che era possibile vedere anche i grifoni in volo ma non siamo fortunati.
La strada non sempre costeggia il mare ma anche nei tratti più interni lo spettacolo è unico. Il paesaggio sardo ha delle caratteristiche tali per cui non può essere confuso. L’impressione è quella di attraversare un territorio montuoso anche se in realtà l’altezza media è quella della mezza montagna (700-800 metri sul livello del mare) ma le strade sono quasi sempre a tornanti e in alcuni punti si notano le difficoltà incontrate per realizzarle. Attraversare l’isola è sempre stato un problema e questo ha condizionato l’incontro tra le genti; in altre parole ha contribuito ad isolare i suoi abitanti. E anche oggi che le strade ci sono, superarle non è sempre facile. Noi lo abbiamo sperimentato varie volte e in diversi punti. A parte l’ubicazione un altro problema è il fondo, spesso dissestato. Gli incontri con bestie varie non sono rari visto anche l’alto numero di animali liberi al pascolo (pecore, mucche e cavalli). Qualche anno fa a noi è capitato un incontro ravvicinato con un minaccioso cane pastore a guardia di un gregge; con una zampata ha provocato un’ammaccatura alla nostra automobile. Non c’è che dire: fedele alle sue consegne! E naturalmente del pastore non c’era traccia. Chissà da dove ci stava osservando?
Ma il bello della Sardegna è proprio questa natura aspra che ti fa sentire a contatto con l’origine della vita. Dappertutto incontaminati ambienti naturali.
Proseguiamo tra immagini di mare e di montagna. La montagna a volte appare brulla a volte ricoperta da una fitta boscaglia. Raggiungiamo la Torre argentina. Sulla carta è segnata una caletta (Compultittu) ma dalla strada non è ben visibile. I luoghi più affascinanti dove fare il bagno  spesso sono raggiungibili dopo scarpinate a piedi ma lo spettacolo di cui si gode e le  acque cristalline fanno dimenticare presto la fatica.
Arriviamo a Bosa in poco più di trenta minuti. Per la precisione a Bosa Marina.

Carlo e Loretta

Le grotte di Nettuno

1 Agosto 2008

Non si può visitare Alghero senza vedere le grotte di Nettuno.


Vi si arriva in due modi diversi: col battello che parte da Alghero e quindi via mare come abbiamo fatto noi oppure via terra. L’apertura della grotta è all’incirca ad un metro dal livello del mare ai piedi dello sperone roccioso alto 168 metri chiamato Capo Caccia. Il nome gli deriva dal fatto che nella zona fin verso la metà del XX secolo la gente del posto cacciava piuttosto intensamente soprattutto piccioni selvatici. D’altra parte era riserva di caccia dei Savoia. Oggi molte specie vivono protette nel parco naturale. Vista l’ubicazione dell’apertura la grotta non è sempre accessibile. Tutto dipende dalle condizioni del mare. Noi siamo stati fortunati. La giornata era perfetta. E questa è la cronaca di quella escursione.

“Durata dell’escursione: dalle 12,00 alle 14,30. Sul battello scegliamo un posticino all’ombra e ci godiamo un panorama stupendo accompagnati dalla voce del pilota (purtroppo spesso soverchiata dal rumore del motore) che ci racconta molte cose. Il golfo di Alghero si estende per 3 chilometri ed è profondo circa 6 chilometri. Le spiagge più belle si estendono vicino ad Alghero per circa 5 chilometri. Ma la vista più bella è quella delle falesie che da un certo punto in avanti precipitano in mare. Quelle più belle sono a Capo Caccia: fantastiche! Anche l’acqua è un incanto. I fondali rocciosi le conferiscono un indmenticabile verde smeraldo. L’apertura delle grotte è proprio dietro Capo Caccia ma, dal momento che è occupata dall’altro battello, anticipiamo il giro dell’isolotto prospiciente. Un isolotto microscopico abitato solo da uccelli, soprattutto cormorani e gabbiani. Improvvisamente si apre davanti a noi un vero e proprio buco nella roccia in cui si stacca un profilo che sembra umano, vagamente dantesco. Incredibile il lavorio del mare. L’isoletta si chiama Foradada ed è attraversata da una parte all’altra da una galleria naturale scavata nella roccia.
Finalmente raggiungiamo l’attracco e quello che ci aspetta ha dell’incredibile, del meraviglioso … non so bene quale aggettivo usare per descriverlo. Per me è la prima volta. Non ho mai visto una grotta carsica. Uno spettacolo! Carlo riesce a fare alcune foto. Speriamo che siano venute. Ultimamente hanno illuminato gli ambienti con luci arancioni per consentire di scattare fotografie. Le grotte si raggiungono dal mare o via terra tramite una scalinata scavata nella roccia tra il 1950 e il 1954 da carcerati in semilibertà. Ne morirono ben 4. Si tratta di 654 gradini che collegano le grotte all’estremità superiore di Capo Caccia. Il nome che le è stato dato è molto suggestivo e richiama l’impervietà del luogo e la difficoltà nella sua costruzione: Escala del Cabirol in catalano, la Scala del Capriolo in italiano.

Degli oltre 2 chilometri di grotte sono aperti al pubblico solo 500 metri. Il turismo è iniziato intorno agli anni ‘60 anche se le grotte sono state scoperte casualmente da un pescatore locale nel XVIII secolo. La loro formazione è avvenuta come in tutte le grotte carsiche in tre fasi: prima l’azione dei fiumi che hanno scavato la roccia calcarea; poi lo stillicidio dell’acqua piovana che ha dato origine alle stalattiti (un centimetro cubo ogni 100 anni) e alle stalagmiti (concrezioni formatesi dallo stillicidio delle stalattiti - un centimetro cubo ogni 300 anni) e alle colonne; la terza fase è dovuta all’azione del mare. La guida ci conduce in tre grotte.

La grotta delle rovine: detta così perché le colonne sono state interrotte dal’azione del mare; durante l’inverno si possono verificare violente mareggiate.
La grotta dell’organo: da una parete che ricorda questo strumento, fiancheggiata da concrezioni dette l’Albero di Natale. C’è anche un lahetto salato e colonizzato dalle foche monache fino agli anni sessanta con una spiaggetta.
Grotta della cupola: prende il nome da un enorme stalagmite che ricorda una cupola. Qualcuno ci vede anche un igloo o il profilo di un guerriero medioevale.

La passeggiata si conclude con la sala dei pizzi e merletti per l’effetto di minute stalattiti che si intrecciano delicatissime sul soffitto.
Peccato che uno è costretto a vedere dove mette i piedi perché i camminatoi sono stretti e scivolosi e non si può sostare a lungo anche per permettere alla colonna di persone di procedere. Comunque è veramente fantastico!”

Carlo e Loretta

Alghero

31 Luglio 2008

Arriviamo a Porto Torres la mattina presto. La destinazione è Tresnuraghes, sulla costa nord occidentale, vicino alla più nota Bosa ma il residence è disponibile solo dal primo pomeriggio. Così decidiamo di fare tappa ad Alghero. Ci siamo già stati in una precedente vacanza e in quell’occasione abbiamo fatto il giro canonico. Biglietto per le grotte di Nettuno (imperdibili) e, nell’attesa della partenza del battello, visita veloce del centro storico a bordo di una carrozza trainata da un cavallo. Lo preferimmo al trenino catalano. Molto più suggestivo.

Il breve tragitto ci lasciò l’impressione di una cittadina diversa dalle altre della Sardegna. Segno preciso della dominazione catalano-aragonese. Come testimoniano le targhe delle strade, il dialetto tipico, alcuni piatti tradizionali e le molte tracce nella struttura urbanistica. Le viuzze del centro storico (carrer) hanno un selciato di lastre e ciotoli e vi si aprono tantissime botteghe artigianali dove dominano il corallo, i tessuti e le ceramiche sarde. E ancora le trattorie: una fitta rete che offre tantissimi assaggi della cucina tipica di terra e di mare e dei vini più famosi. Impressioni fuggevoli del classico turismo “mordi-e-fuggi” mentre eravamo trasportati dal cavallo nella carrozza tipica. Per noi è importante invece percorrere a piedi le strade del centro storico, immergersi nella vitalità della città, immaginare quelle stesse strade percorse da gente diversa da quella di oggi. Un vero tuffo nel passato per assaporare meglio il presente. E’ per questo che a distanza di quattro anni decidiamo di far tappa di nuovo ad Alghero. Abbiamo una mezza giornata per percorre a piedi la via delle muraglie e delle loro torri che sono il perimetro del centro storico (la città murata). Qui si può capire meglio la storia di questo centro.
Impariamo che Alghero fu fondata dalla famiglia Doria nella prima metà del XII secolo. Nel 1354 il Re Pietro il Cerimonioso, capo di una spedizione catalano-aragonese, la espugnò e cacciò tutti gli abitanti autoctoni. Il centro fu ripopolato da genti iberiche e “cambiò pelle”. Furono abbattute le piccole torri genovesi e sostituite da torri più imponenti che raccordavano le mura di cinta rafforzate. Dall’inizio del’500 la comunità si aprì ai forestieri e la città crebbe in modo caotico ma senza espandersi per non uscire dal perimetro delle mura. Dopo quattro secoli (1720) la Sardegna passò di mano ai Savoia ma ormai l’impronta catalana era ben radicata. Ancora oggi Alghero è nota come la “Barcelonetta de Sardegna”. Da qui la sua veste internazionale che ha sempre richiamato tanti turisti. E poi le sue notti sono molto movimentate. La gente arriva anche da zone lontane della Sardegna per poterne godere. Si moltiplicano i locali notturni e i centri di divertimento.

Ma procediamo con ordine. Che cosa successe con i Savoia? Nell’800 la città doveva allargarsi perchè accoglieva sempre più abitanti e per questo motivo furono abbattute le mura del versante interno. Prima offesa alla stuttura urbana di Alghero. Che si accrebbe in modo sempre più scriteriato. Inoltre gli abitanti più vecchi ricordano i danni provocati durante la seconda guerra mondiale da un bombardamento alleato (17 maggio ‘43). Per fortuna negli ultimi decenni le giunte comunali hanno deciso di recuperare il centro storico e questa decisione ha richiamato sempre più turisti sia del mordi-e-fuggi sia stanziali. Complice di questi ultimi anche la bellissima spiaggia di S. Giovanni. Noi la ammiriamo solo in fotografia questa volta. E’ lunga, larga; contornata da ginepri e gigli della sabbia. Magnifica. Un altro angolo incantevole di questa incantevole isola. I gigli della sabbia si possono ammirare solo in Sardegna, Corsica e a Capraia. Sono protetti e quindi non si possono toccare.

La Sardegna è veramente il luogo ideale per chi ama e quindi rispetta la natura.

Dopo questo tuffo nella storia, comodamente seduti al tavolo di un bar, siamo pronti per affrontare il giro a piedi dentro i vicoli della città murata e la via della muraglia.

Partiamo come suggeriscono le guide da Largo S. Francesco dove c’è la Torre di San Joan. Percorriamo la via Carlo Alberto, parte di Via Roma con tutti i negozi in direzione della cattedrale. La Cattedrale, innalzata nel XVI secolo, ricorda fondamentalmente l’architettura religiosa catalana. Ma la chiesa che ci attrae di più è San Michele che ha una bella cupola lastricata di maiolica, più recente rispetto al periodo di costruzione. Voluta dai gesuiti, risale alla seconda metà del XVII secolo e poi vicino c’è la Chiesa della Misericordia dove si può vedere il Cristo ligneo, con le braccia snodabili. Un signore del posto ci racconta come sia il protagnista dei riti spagnoli della Settimana Santa. In una delle tante rappresentazioni viene deposto in mezzo alla folla. Devono essere affascinanti i riti della Settimana Santa. Da questa chiesa si raggiunge facilmente la Torre di Sulis. A pianta circolare, ospitò il patriota sardo Vincenzo Sulis. Inizia la via delle muraglie. Pigramente camminiamo sul lungomare Cristoforo Colombo con il mare sulla sinistra e i tetti della città murata sulla destra. Fa caldo. E’ mezzogiorno ma per fortuna ci sono delle panchine all’ombra. Un attimo di pausa a questo punto ci sta proprio bene.
La Torre di S. Giacomo è li a due passi. Gli algheresi la chiamano anche “Torre dels Cutxus” (torre dei cani) perchè ospitava un canile fino a qualche anno fa. E’ a pianta ottagonale e una scaletta ripida consente la discesa al mare. Per giungere alla successiva Torre de la Polverera si percorrono i bastioni o lungomare Marco Polo. Qui la muraglia antica è più visibile anche se lo spettacolo vero si deve avere più che altro dal mare aperto. Proprio all’estremità della piccola penisola si nota la Torretta con lanterna. Poco oltre la Torre de Castilla. E poi giù lungo i bastioni Magellano fino al Forte della Maddalena.

Tra visita alla città murata e percorso lungo i bastioni abbiamo impiegato circa tre ore. Siamo più soddisfatti rispetto alla prima volta. Camminando in mezzo alla gente ci sono arrivati spezzoni di conversazione nella lingua locale, abiamo potuto ammirare le splendide decorazioni con corallo su filigrana d’oro o d’argento o i tessuti e i lavori artigianali. Realizzano persino borsette di tela o cestini inamidati per il pane. E poi c’è questo mare di una bellezza struggente con tutte le sue tonalità verdi e azzurre che ti toglie il respiro.
Qualcuno vuole segnalare qualche altro angolo caratteristico di questa splendida località?

Carlo e Loretta

Un’isola meravigliosa

30 Luglio 2008

Innamorati della Sardegna, in tutto e per tutto. Il nostro paese è tutto bello ma la Sardegna ha un qualcosa in più. Dietro ad ogni curva od angolo di casa c’è l’aspettativa di un nuovo paesaggio mozzafiato, di un murales, di un gregge di pecore con relativo minaccioso cane, di un nuraghe, di un negozietto di ceramiche o di tessuti.
In otto anni ci siamo stati ben cinque volte. Perchè tutto questo amore? Difficile stabilire una priorità.
Sardegna una delle sue incantevoli calette
Sarà perché in Italia è il modo di fare vacanza a contatto con una natura aspra e selvaggia. Sarà per il suo mare spettacolare o per le montagne impervie. Sarà per i suoi piatti tipici o per la gente.

Sicuramente è terra di contrasti. Il suo fascino forse è tutto lì. La montagna che precipita nel mare. La costa alta e rocciosa che improvvisamente si ingentilisce in incantevoli calette. La sabbia bianca contro il mare azzurro cupo. Le donne anziane rigorosamente vestite di nero, compreso il fazzoletto nero in testa, che gestiscono minimarket moderni con piglio e fermezza. La gente del posto a tutti i livelli culturali che ha con internet la stessa dimestichezza che l’italiano medio ha verso la televisione; tenendo conto che la metà degli italiani non naviga nella rete … Pannelli fotovoltaici che coprono i tetti di quasi tutte le costruzioni moderne, raccolta differenziata diffusa … e tradizioni tenacemente conservate.

Siamo appena rientrati da Bosa, Planargia. Incominciamo da qui il nostro viaggio nell’isola.

E tu, cosa ti affascina di più della Sardegna?

Carlo e Loretta

Una fresca cena estiva

7 Luglio 2008

Il caldo invoglia a cibi freschi ma non per questo meno gustosi. Vi proponiamo una carrellata di ricette semplici e di abbinamenti ideali per mettere insieme una cena estiva. Per una serata sul terrazzo o in giardino. Per un buffet di stile rustico. E poi potrebbe andare bene anche per Ferragosto dovunque voi siate, perché no?
Dosi per 10-12 persone.

Cominciate con l’unico piatto caldo, delle finte pizzette di pan carrè. Sono velocissime e buonissime. Prendete delle fette di pan carrè (almeno 400 g - 24 fette - perché in genere i nostri ospiti le divorano). Togliete la crosticina intorno, dividetele a metà, spalmate un po’ di salsa di pomodoro condita con sale, olio d’oliva ed erba cipollina fresca oppure origano. Le potete decorare ulteriormente con mezze olive o pezzetti di filetti di acciuga. Distribuite sopra un po’ di mozzarella grattugiata. Vanno infornate in forno caldo a 180° per un paio di minuti o fino a quando la mozzarella non si scioglie. Servitele calde. Sono veramente deliziose!
Immancabile il piatto di olive. Le potete acquistare già condite oppure condirle voi alla moda spagnola affettando una cipollina rossa fresca e condendole con olio e peperoncino. Oppure più semplicemente aprendo un barattolo di olive kelemata o di altra qualità. Ottime sono anche le nere cotte al forno e condite con scorza di arancia, olio e peperoncino. Calcolatene almeno 250 g per ogni tipo.
Altro piatto sfiziosissimo sono le mozzarelline. Le potete abbinare ai pomodorini cliegia e condirle con olio, sale e origano o presentarle da sole condite con origano oppure erba cipollina, olio, pepe e sale. Calcolate tre confezioni da 150 g l’una.
Immancabili dovrebbero essere le falde di pomodori secchi conditi. Ci sono in commercio barattoli di pomodori secchi già pronti. Io preferisco condire i pomodori secchi che si trovano nel banco frigo dei supermercati. In genere sono già ammorbiti con olio d’oliva. Ci aggiungo erba cipollina fresca, capperi, filetti di acciuga sott’olio spezzettati, aceto balsamico e un po’ di tonno. Naturalmente ci vuole un filo d’olio in più. Per 10-12 persone calcolate almeno 300 g di filetti di pomodoro, 1 vasetto di acciughe da 150 g, 1 vasetto di capperi da 200 g e almeno 1 scatoletta di tonno da 200 g. Per gli altri ingredienti regolatevi secondo il vostro gusto personale. Non serve salare. Per condire al meglio. Preparate in una ciotolina un po’ d’olio d’oliva con l’aceto balsamico, l’erba cipollina, i capperi e i pezzetti di filetti di acciughe. Mescolate bene e alternate strati di pomodori con questo condimento e pezzetti di tonno.
Un piatto che ha sempre un grande successo nei nostri buffet sono le patate novelle riempite di insalata russa. Fate cuocere a vapore le patate novelle con la loro buccia, così non si riempiono d’acqua. La forchetta deve entrare ma la patata non deve sbriciolarsi. Fatele raffreddare, sbucciatele e tagliatele a metà per il lungo. Scavatele con un cucchiaino. Salatele e riempitele di insalata russa. Con le dosi della nostra ricetta di insalata russa potete riempire circa 30 patate novelle.
Altra portata gustosissima: un’insalata di gamberetti e tonno. La potete servire così come è (gli ospiti se ne serviranno e la spalmeranno su gambi di sedano o crostini o cracker) oppure riempirci dei piccoli pomodori. Prepararla è semplicissimo. Fate scongelare 200 g di gamberetti precotti e sgusciati. Sgocciolateli bene e mescolateli a due scatole di piselli finissimi da 200 g, anch’essi ben scolati. Unite una scatola da 200 g di tonno sott’olio, scolato e sbriciolato, una bella manciata di erba cipollina tritata (fresca o secca) , 2 cucchiai di capperi, 4 filetti di acciughe spezzetate, 1 cucchiaio di aceto balsamico e la parte di patate che avete scavato per preparare le patate ripiene di insalata russa (schiacciatele con i rebbi della forchetta). Regolare di sale. Le dosi sono per 12 pomodori ramati piccoli ma se vi avanza potete aggiungerla a tavola; non avanzerà di sicuro.
Ci stanno bene anche le polpette. Realizzatele così. Mescolate 300 g di carne di tacchino e 300 g di lonza di maiale, tritate. Amalgamatele con 1 uovo, una bella manciata di erba cipollina tritata, fresca o secca, un cucchiaio di prezzemolo tritato, fresco o secco, 1 cucchiaio abbondante di aceto di pomodoro Mutti o di salsa di soia, una cipollina fresca tritata, un panino secco ammollato e ben strizzato, sale e pane grattugiato quanto basta per ottenere un composto morbido. Con le mani inumidite formate delle polpette delle dimensioni di un piccolo uovo. Passatele nel pane grattugiato, schiacciatele leggermente e fatele soffriggere in pochissimo olio su entrambi i lati. Coprite poi con vino bianco o rosato, mettete il coperchio e proseguite la cottura fino a quando il liquido non si ritira del tutto. Servitele tiepide o fredde. Numero medio: 24. Ma il numero dipende ovviamente dalle dimensioni.
A questa serie di proposte base potete aggiungere:
- riso delicato (insalata di riso) oppure se preferite l’insalata di pasta un piatto come questo: insalata di pasta con uova di quaglia (le dosi sono sufficienti)
- pesce affumicato (tonno, pesce spada e salmone) servito con frutta fresca (ciliegie, fragole e ananas …) e aceto balsamico
- roast beef
- ciotole di insalata tipo songino condita con pezzetti di melone, olio d’oliva, sale ed aceto balsamico.
Che ne dite della nostra proposta?

Loretta


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